NOTE BIOGRAFICHE SU ACHILLE CAMPANILE

Achille Campanile è uno dei maggiori umoristi italiani (1899 - 1977).
Scrittore di narrativa e di teatro, giornalista e critico televisivo, con le sue opere ha percorso quasi tutto il '900.
Dagli esordi, negli anni '20, sino alla fine degli anni '70, rappresentando e interpretando, sempre in modo ironico, il costume e l'essenza stessa della vita della nostra società... Campanile conobbe presto la notorietà.
A poco più di vent'anni veniva considerato un "piccolo maestro".

Aveva presentato le sue credenziali con i testi teatrali (l'incontro con Bragaglia del Teatro degli Indipendenti) con largo anticipo su certo teatro europeo dell'assurdo.
Nel giro di poco più di vent'anni, scrisse altre cinquanta commedie circa seicento "Tragedie in due battute", oltre dieci romanzi.
Il suo periodo più fervido è stato quello dal 24 al '35, in cui scrisse i primi romanzi. Il suo primo grande successo Ma che cosa è quest'amore?, lo aveva pubblicato a puntate su un giornale romano, il Sereno.
L'editore Treves lo aveva ripreso due anni dopo e ne aveva stampato duemila copie che esaurì in pochissimi giorni. Dovettero ristamparne subito tremila, e poi migliaia ancora, e solo alla terza volta si convinse a non buttar via il piombo e a rifare tutto da capo come era avvenuto le volte precedenti.
Seguirono, nel giro di pochi anni, "Se la luna mi porta fortuna", "Giovinotti non esageriamo", "Agosto, moglie mia non ti conosco", "In campagna è un'altra cosa (c'è più gusto)" che consolidarono la sua popolarità di umorista personalissimo.
Dopo la guerra , nel suo periodo milanese, Campanile scrisse "Viaggio di nozze in molti" (1946), ma sembrava che avesse già detto tutto.
Solo il romanzo "Il povero Piero", una riuscita riflessione ironica sul funerale e sulla morte, nel 1959, interrompe quello che sembrava un dignitoso declino. Si dovettero però aspettare gli anni '70 e, sull'influenza dei riconoscimenti d'oltralpe, Campanile fu riscoperto dai nonni che lo avevano già letto negli Anni Venti, dai padri che lo ebbero caro tra gli Anni Trenta e Quaranta, e dai nipoti che lo apprezzavano per la sua immutabile freschezza.
Diceva di non sentirsi un umorista. Era un'etichetta restrittiva, limitativa, che non gli piaceva. Era uno scrittore e basta, senza aggettivi.
La sua visione umoristica della vita non è voluta. Il suo umorismo è nelle cose della vita, che a volte sono molto serie...


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